C“e′ un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci


VIDEO DEGLI INTERVENTI PRESSO LA SALA CONSILIARE: https://www.youtube.com/watch?v=FqM8Hnbv7RY

 

“C’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.”

 

Ho trovato nella Bibbia, nel libro del Qoelet questa frase.
È una della quattordici contrapposizioni dove l’autore ricorda che nella vita può capitare ogni cosa e il suo contrario e ciò che è attorno a noi non è per sempre. 
Mi è sembrata adatta per questo 25 aprile 2020, 75esima Festa della Liberazione dove, per contenere il contagio da CoVid-19, ci è imposto il distanziamento, l’isolamento, il non contatto.
Queste restrizioni non ci permettono di essere fianco a fianco a festeggiare la Liberazione.

Si può festeggiare la Liberazione nel chiuso della propria casa?
Come possiamo rimuovere questa lontananza, questa immobilità della città e trasformarla in attenzione, concentrazione per ricordare e riflettere sulla bellezza del nostro Paese che seppe ricostruirsi con spirito di rinnovamento e di modernità richiamando i valori della nostra Costituzione?Come parlare della Liberazione dal nazifascismo nei giorni del CoVid-19, del contagio, della malattia e del lutto? E come richiamare storie di uomini e donne che camminarono sui sentieri della Resistenza ora che siamo costretti a difenderci dall’altro e a difendere l’altro da noi stessi?

Nonostante questo, ancora in questa tempesta, nel settantacinquesimo anniversario della Liberazione, abbiamo bisogno più che mai di celebrare la nostra libertà, di celebrare il 25 aprile per guardare al futuro con speranza e coraggio perché sappiamo che, una volta passata questa pandemia, saremo chiamati a ricostruire un mondo più giusto, più equo, più sostenibile e per farlo dovremo anche guardare ai valori della nostra Costituzione, allo spirito che animò i partigiani e la politica dopo quel 25 aprile: uno spirito pieno di coraggio, fermezza, solidarietà, unità, dialogo, cambiamento.

Non sarà facile perché in molti hanno vissuto questo tempo con apprensione, dolore e paura e un forte senso di spaesamento continua a pervaderci. 
Ci siamo scoperti tutti più vulnerabili e fragili. 
Abbiamo sospeso le nostre attività, il nostro lavoro, i nostri impegni, i nostri progetti: non possiamo organizzare riunioni, dibattiti, assemblee, presentazioni di libri, non possiamo neppure festeggiare come avremmo voluto questo Anniversario.

In questi lunghi mesi abbiamo perso figli, padri, madri, nonni, amici, conoscenti; sono morte donne, uomini, persone cariche di saperi e racconti, punti di riferimento per le proprie comunità e per la nostra storia collettiva. 
Ci fa male non aver potuto salutarli e ritrovarci per qualche parola di conforto e di vicinanza con i familiari.
Queste persone, in gran parte anziani, oltre che rappresentare la nostra memoria, hanno spesse volte rappresentano l’intelaiatura del nostro tessuto sociale, fondamenta di quel welfare familiare che ha consentito alle nuove generazioni e, a chi ha subito la crisi economica, di restare in piedi.

Questo isolamento forzato ci fa sperimentare e accorgere, di quanto profondo e radicato sia il nostro bisogno di comunità e di socialità, per questo dobbiamo essere consapevoli che nulla sarà più come prima: le nostre comunità, i nostri territori, i luoghi delle nostre vite usciranno da questa dura prova con le ossa rotte, trasformate nel profondo della loro identità, private di generazioni intere di anziani.

In questo periodo di “distanziamento sociale” dobbiamo avere anche la capacità di guardare avanti con la consapevolezza che ognuno dovrà fare la sua parte per ricostruire.
Non dobbiamo sprecare questo tempo nuovo: possiamo e dobbiamo studiare, leggere, riflettere su cosa significhi costruire una società più giusta, equilibrata e previdente, una società libera, dove non vi sia più la necessità di scegliere fra salute ed economia.

Questa tragedia è divampata anche per l'arroganza di chi ha messo al primo posto il profitto e non la salute delle persone e la salvaguardia della vita umana, come ricordava papa Francesco, ci costringerà, quando sarà finita, a queste riflessioni.
Forse con un po’ d’azzardo riconosco in questa pandemia un segno comune con il tempo della lotta di Liberazione: come dal fascismo, come dal virus, non ci possiamo salvare che tutti insieme e non c’è possibilità alcuna per nessuno di scampare a scapito degli altri.

Dopo essere stati costretti a fermarci, a cancellare buona parte dei nostri programmi, da quelli personali, familiari e professionali, a quelli economici e internazionali, possiamo ora scegliere di fermarci tutti insieme.
Fermarci per pensare tutti insieme a una riflessione e a un’onesta rilettura della nostra società della globalizzazione, dei nostri sistemi di protezione sociale, economica, sanitaria, non per riparare semplicemente i danni del CoVid-19, ma per sperare e modellare insieme un mondo nuovo.
Lo fecero i partigiani, lo fecero i padri costituenti, lo dobbiamo ora fare noi per un’umanità possibile e desiderabile.
Le prospettive del futuro sono ancora una volta alla nostra portata, ci diceva incoraggiandoci in questa prospettiva il Presidente Sergio Mattarella.
Non perdiamo questa occasione che la storia ci dà.

Da ultimo permettetemi quest’anno di esprimere la riconoscenza della Città di Gorgonzola non solo a chi ha combattuto in prima linea per la Liberazione, nelle file della Resistenza, ma anche a chi sta combattendo oggi in prima linea, grazie a chi lavora negli ospedali, nelle case di cura, grazie ai nostri medici di medicina generale, ai pediatri, grazie a chi continua a garantire i servizi essenziali nella nostra comunità cittadina, grazie alla Protezione civile e a chi ha offerto la sua disponibilità quando è stato chiamato.

Grazie a tutta la Gorgonzola che aiuta.

Altre volte abbiamo superato periodi difficili e drammatici, vi riusciremo insieme ancora.

Viva la Resistenza! Viva la Costituzione!

Viva la Repubblica Italiana! Viva il 25 aprile!
 

Angelo Stucchi
Sindaco di Gorgonzola