Molte persone hanno creduto nei valori di liberta′, vita e coesione sociale da sacrificarsi


VIDEO DELLA COMMEMORAZIONE: https://www.youtube.com/watch?v=vAKHykoWzos

 

Siamo talmente assorbiti, ormai da mesi, dall’emergenza che stiamo affrontando che quando ci capita un anniversario, anche di questa portata, lo colleghiamo d’istinto al nostro momento storico, ci domandiamo cosa abbia da dirci, se abbia qualcosa da insegnarci.

Commemoriamo infatti nel nostro cimitero cittadino i morti della resistenza nella ricorrenza della festa della liberazione del 25 aprile, nel suo 75esimo anniversario.

Costretti a questa clausura domestica, impediti di radunarci come desidereremmo, viviamo un tempo di stasi forzata, di inattività. Con tutti i rischi di abituarci anche a questo stile, che contiene anche il pericolo dell’inerzia, del riflusso nel privato, nell’individualismo pigro e annoiato.

Ecco allora il dono di questo anniversario, che ci risveglia dalla tentazione del torpore e ci presenta la memoria luminosa di “molte persone che hanno creduto così tanto nei valori della libertà, della vita, della coesione sociale, da mettere a repentaglio e da sacrificare le loro stesse esistenze”. È la testimonianza di quel coraggio che anche noi ammiriamo in questi giorni, in chi non ha esitato e continua a non esitare a rischiare la vita per la salute degli altri, con una generosità, un’audacia quotidiana davvero entusiasmanti.

Dobbiamo davvero riconoscere che nel cuore dell’umanità è racchiusa una potente, diffusa energia di bene, di dedizione, di eroismo che nulla riesce a frenare. Un spettacolo commovente e misterioso, che ci obbliga a rivedere certi giudizi superficiali anche sull’uomo del nostro tempo.

È la forza di combattere il male e di diffondere la forza e la bellezza dell’amore.
Come dice ancora il nostro arcivescovo Mario Delpini, oggi vogliamo commemorare “uomini e donne della resistenza hanno creduto a una promessa, hanno compiuto le loro imprese, hanno sofferto e rischiato, hanno pagato con la vita la speranza di un paese libero, di un popolo unito da valori condivisi e liberamente scelti.

Noi oggi onoriamo quella gente perché facciamo memoria della promessa in cui hanno creduto, continuiamo a crederci e continuiamo a camminare cercando di essere uniti nella condivisione del valori della democrazia, della partecipazione, della solidarietà. Noi cristiani chiamiamo “fraternità” questo “camminare insieme”, questo “avere mente e cuore aperti a una visione del mondo come giardino da custodire per il convivere fraterno”.

Fraternità:  per il cristiano è una realtà fondamentale perché Gesù ci ha insegnato e che tutti abbiamo in Cielo un unico Padre e quindi tutti noi uomini e donne siamo fratelli e sorelle tra noi. Ma è un valore universalmente riconosciuto, che già la rivoluzione francese aveva propugnato. Un valore ancora un po’ negletto, emarginato, eppure non meno indispensabile della libertà e dell’uguaglianza.

La minaccia del virus ha azzerato le differenze sociali, etniche ed economiche. È un virus che non guarda in faccia a nessuno, ci ha messo di fronte alla nostra comune fragilità, ci ha fatto toccare con mano che di fronte al rischio del contagio siamo tutti uguali, parte dell’unica grande famiglia umana.

Il ricordo degli uomini e delle donne della resistenza quindi ci interpella profondissimamente.
Ci aiuta a leggere con più profondità e con un supplemento di umanità la sfida di questa emergenza planetaria: non possiamo impegnarci solo a sfuggire, cercando soltanto di sopravvivere per arrivare sani e salvi al traguardo. Dobbiamo radicarci bene nel presente, coltivare nel cuore grandi progetti, trovare la forza e la creatività, la genialità di costruire rapporti di fraternità e di amore anche in questa difficile situazione.

Non sappiamo quanto durerà questa emergenza: saranno forse settimane o mesi. Comunque passeranno. La memoria degli uomini e delle donne della resistenza ci sollecita con urgenza. Il mondo che troveremo alla fine del tunnel, lo stiamo costruendo adesso.

don Carlo Seno