Gorgonzola ricorda il 2 giugno 1946–2026
«Stringiamo le schede come biglietti d’amore.» Con queste parole la giornalista Anna Garofalo descrisse l’emozione di quasi 13 milioni di donne che il 2 giugno 1946, per la prima volta nella storia italiana, votarono in una consultazione politica nazionale. Anche a Gorgonzola, nelle cinque sezioni elettorali, l’affluenza raggiunse il 92,8% degli aventi diritto: le donne che andarono a votare furono più degli uomini.
Ottant’anni dopo, quella data merita di essere ricordata e raccontata nella sua pienezza. Perché dal voto del 2 giugno non uscirono solo le urne del referendum istituzionale: uscirono anche ventuno nomi di donne elette all’Assemblea Costituente. Ventuno donne che, pur appartenendo a partiti lontanissimi tra loro, trovarono punti di incontro trasversali e lavorarono per garantire alle italiane e agli italiani uguaglianza di diritti, tutela del lavoro, della maternità, della famiglia. Ventuno donne che avevano attraversato il carcere, il confino, la guerra, la deportazione. Ventuno donne che per troppi decenni sono rimaste nell’ombra.
Ancora oggi, in quasi tutti i libri di storia, quando si parla di chi ha scritto la nostra Costituzione si usa l’espressione Padri Costituenti. È un’espressione alta, ma incompleta: nasconde, volontariamente o no, la presenza e il valore delle Madri Costituenti. C’è un debito di memoria da saldare, e questa ricorrenza è l’occasione per cominciare a farlo.
Lo facciamo anche attraverso la voce di chi c’era. Antonia Sirini, gorgonzolese d’adozione, il 2 giugno 1946 andò a votare per la prima volta e scelse la Repubblica. La sua testimonianza è un filo diretto con quella giornata storica, e ci ricorda che la democrazia non è un’astrazione: è fatta di persone, di gesti concreti, di schede tenute strette come qualcosa di prezioso.
A ottant’anni da quel giorno, rendiamo onore a tutte loro.