La ricorrenza del 4 Novembre continua a ricordarci il definitivo compimento del sogno dell’Unità nazionale e del prezzo pagato per quel traguardo.
Oggi ricordiamo e onoriamo innanzitutto i caduti – tutti i caduti – della Prima guerra mondiale, che causò la morte di milioni di soldati e un numero imprecisato di feriti e minati nel fisico e nella mente.
Un percorso lungo, sofferto, lastricato di sacrifici, dolore e lutti.
L’anno scorso avevamo legato questa giornata a tre parole: unità, servizio, pace.
Quest’anno proviamo a continuare il filo delle parole che identificano questa ricorrenza.
MEMORIA
È la prima parola che vi consegno in questa ricorrenza.
La nostra storia, anche quella di oggi, è il frutto di quella sofferenza e continua ad avere valore se continuiamo a farne memoria.
Memoria che si traduce nella consapevolezza, innanzitutto, di quanto sia terribile la guerra, ogni guerra.
Avremmo dovuto imparare dalla nostra storia, invece oggi abbiamo davanti scenari inquietanti dove si fatica a trovare spiragli e soluzioni e nei quali la pace continua a gridare drammaticamente la sua urgenza.
In questi giorni è forte la preoccupazione per un allargamento del conflitto in Medioriente dove salvezza e speranza sono valori messi a tacere dall’insensato fragore delle armi.
Allora nella giornata del 4 Novembre il nostro pensiero va ai nostri militari presenti nelle varie missioni internazionali e, in particolare, agli oltre mille impegnati sotto la bandiera dell’ONU come forza di interposizione tra Libano e Israele.
E ringraziamo tutte le donne e gli uomini delle nostre Forze Armate che proteggono le nostre Istituzioni e il nostro vivere in pace, “offrendo una risposta di concordia e affidabilità nella difesa di ogni cittadino”.
Alla base del loro impegno c’è il giuramento prestato alla bandiera e ai principi della nostra Costituzione, di cui tutti dovremmo fare memoria, per adempiere con disciplina e onore alle funzioni pubbliche che sono loro affidate.
EUROPA
Fare memoria è lavorare perché non ci siano più guerre: un sentire comune dei popoli europei i quali, proprio dalla dura lezione del passato, hanno voluto intraprendere un cammino ineludibile di concordia e di pace.
E oggi ci siamo abituati alla pace, consapevoli che il cammino europeo è stato in questi decenni l’antidoto più forte a egoismi e nazionalismi.
Lo scenario mondiale attuale desta, però, apprensione e preoccupazione: oggi abbiamo bisogno di un’Europa che sia in grado di esercitare la propria positiva influenza. Che sia “capace di testimoniare con convinzione i propri valori di pace, cooperazione, rispetto dei diritti delle persone e dei popoli”.
Oggi serve una voce europea autorevole più unita, coesa e tempestiva. Ma serve, prima di tutto, che ciascuno di noi creda nell’Europa.
Non crediamo a chi ci dice che saremo più forti da soli, addirittura come singole regioni in autonomia.
Facciamo memoria di chi ha perso la vita perché fossimo un Paese unito e come Paese facciamo la nostra parte per un’Europa unita e solidale.
NON VIOLENZA
È giunto il momento di fare un passo avanti: trasformare il 4 novembre in un giorno di sincero cordoglio per le vittime di tutte le guerre e, quindi, di impegno per abolire le guerre, gli eserciti, le armi.
La nuova legge finanziaria all’attenzione in questi giorni promette di passare dai 7,3 miliardi di euro spesi nel 2021 per armamenti, a quasi 13 miliardi nel 2025: un aumento del 77%. Fondi pubblici che potrebbero, invece, essere destinati alla sanità, all’istruzione, a garantire la sicurezza sul lavoro, alla ricerca scientifica orientata al bene comune, alla difesa della dignità e dei diritti di tutte e tutti.
Invece si sostiene l’idea di sconfiggere la crisi globale del sistema attraverso il riarmo dei singoli Paesi, alzando muri, chiudendo porti e frontiere, prelevando risorse energetiche e materie prime a basso costo dall’Africa o dagli oceani, firmando accordi con dittatori o autocrati, militarizzando i territori, difendendo i nostri interessi di privilegiati con armi e guerre.
Questa scelta miope ci porterà ineluttabilmente verso una crisi permanente e verso il rischio di un conflitto nucleare.
È, allora, giunto il momento di dare concretezza alla parola PACE dando corpo a una vera politica nonviolenta, educando alla pace e al rispetto di tutti i diritti umani.
È un compito per ciascuno di noi: è partendo dal nostro quotidiano che possiamo mettere in campo scelte di rispetto dell’altro, del bene comune, della nostra città.
Nessuno si senta libero da questa responsabilità; se vogliamo continuare a ricordare questa data in maniera seria occorre l’impegno di ciascuno di noi, un passo alla volta con lo sguardo aperto.
Buon 4 novembre!
Ilaria Scaccabarozzi
Sindaca di Gorgonzola