
Domenica 8 febbraio 2026, al Giardino delle Rimembranze del Cimitero di via Ticino, si è svolta la cerimonia di inaugurazione della targa commemorativa dedicata al Giorno del Ricordo.
L’iniziativa, ha ricordato il Consigliere comunale Fabio Iannotta, nasce dall’approvazione in Consiglio comunale di una mozione per l’intitolazione di un monumento o di una lapide in memoria dei Martiri delle foibe. Un atto volto a colmare una mancanza istituzionale, a oltre vent’anni dall’istituzione della giornata.
La targa offre alla città un luogo di memoria condivisa, dove rendere omaggio alle vittime delle foibe e alle famiglie costrette all’esodo, e dove riflettere su una pagina complessa della storia nazionale.
«Questa targa – ha dichiarato il Vicesindaco Nicola Basile – è un impegno a custodire una memoria completa e responsabile, che riconosca tutte le vittime senza semplificazioni né strumentalizzazioni, nel rispetto dei valori della Costituzione. Le istituzioni devono costruire una memoria che unisca e non divida».
Il vicesindaco ha inoltre richiamato l’importanza di una memoria coerente, che non resti indifferente davanti alle sofferenze dei civili nei conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Sudan fino a Gaza, ribadendo il valore del diritto internazionale, della tutela dei civili e del ripudio della guerra sancito dalla Costituzione.
Dopo la scopertura della targa è intervenuto Claudio Giraldi, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Comitato di Milano, che ha condiviso la propria esperienza di esule: «Mentre il Giorno del Ricordo coinvolge sempre più realtà, c’è ancora chi tenta di negare o ridimensionare quella tragedia. Ringrazio le amministrazioni che, come Gorgonzola, scelgono di ricordare e di trasmettere questa storia alle giovani generazioni».
Infine, l’On. Mario Mantovani, Vicepresidente della Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo ha ricordato come l’Europa, nell’Ucraina, sia lacerata dalla guerra nei suoi confini: «Solo sentendoci uniti nella storia del nostro popolo italiano che si riconosce nella grande famiglia europea, trasmetteremo alle future generazioni il senso dell’essere uomini e donne civili».